Temporary store e negozi pop-up: NNN si fa “liquida”

4 07 2010

I Temporary Shop o “negozi temporanei” sono la nuova frontiera del commercio al dettaglio. Un fenomeno nato nel 2003 in Gran Bretagna che dopo aver conquistato le più grandi capitali mondiali ha preso ampiamente piede anche in Italia. Si tratta di spazi espositivi utilizzati dalle aziende per vendere i propri prodotti al pubblico per un periodo di tempo limitato (generalmente si tratta di alcune settimane o pochi mesi). (fonte: www.morningtemporary.com. Leggi il resto qui). Molto apprezzato dalle grandi marche per il lancio di prodotti specifici o da aziende straniere che debbono vogliono saggiare il mercato (vedi qui), i temporary shop sono in realtà dei potentissimi strumenti messi a disposizione di coloro che non hanno un negozio, o perché non possono permetterselo, o perché sono piccoli artigiani privi di una rete di vendita, o perché non sono semplicemente interessati a diventare negozianti. Tra gli esclusi ci sono praticamente tutti quelli che fanno lavoretti creativi in casa, i giovani a basso reddito, gli studenti universitari col pallino di realizzare qualcosa. Grazie ad un temporary shop possono addirittura nascere realizzazioni che altrimenti non sarebbero mai stimolate ad esserci. Ancora, possono essere la vetrina al centro della città, nella zona dello struscio, per chi soffre la marginalità della periferia. Non è finita: è anche un’opportunità per i padroni dei locali, che così non li lascerebbero chiusi e infruttuosi a inumidirsi sempre più. Può diventare un lavoro perfino per chi si occupa di allestirli di volta in volta. A Milano, per esempio, esiste già chi lo fa: My Temporary Shop è un’azienda che si regge su questo.

Il temporary shop da un lato avvicina il negozio all’idea di evento, rendendolo tale per tutta la durata dell’apertura (spesso segnalata con un grande display che fa il countdown nella vetrina), dall’altro potrebbe accostarsi al mondo dei mercatini e delle fiere di prodotti artigianali. Intesi in un concetto nuovo, però, perché anche questi strumenti devono aggiornarsi.

Altri approfondimenti li potete trovare qui, qui, qui, qui e qui.

Per fortuna in Italia è nata Assotemporary, l’associazione di categoria del Temporary Shop, che ha già più di 40 associati e che interpelliamo per avere il loro supporto a NapoliNativeNet. Qui i requisiti per aprire un negozio pop-up. Esiste invece anche un libro dedicato all’argomento: s’intitola, manco a dirlo, “Temporary shop”, ed è stato scritto da Massimo Costa e Ada Cattaneo, edizioni Lupetti (qui una recensione).

Rispetto al temporary shop, il pop-up store sembra esasperare i parametri del primo: brevità, sensazionalità e quindi il tenore emotivo del pubblico, l’effetto sorpresa, etc.

NapoliNativeNet e i temporary shop.

A Napoli esiste già un temporary shop: Viviani Eventi, in piazza Fuga (leggi anche qui e qui). Rispetto a Viviani Eventi, noi che cosa vogliamo fare? Ecco la nostra proposta in alcuni punti essenziali:

  • trovare almeno un locale nel Centro Antico in grado di ospitare generi merceologici diversi fra di loro;
  • trovare un accordo con il proprietario dei locali per abbattere le spese e gli oneri amministativi e fiscali, quali il contratto di locazione (da sostituire con quello di occupazione temporanea), le licenze, l’uso della cassa, il pagamento delle utenze etc., seguendo i consigli di Assotemporary;
  • creare un circuito pubblicitario efficace, pur non potendo contare sulle risorse di società che gestiscono temporary shop;
  • offrire uno spazio espositivo a tutti, connotando il locale  e l’intero Centro Antico come un luogo di inclusione, uno spazio di libertà nel quale ciascuno può trovare espressione alla propria creatività e (micro)imprenditorialità;
  • proporre inediti abbinamenti di prodotti fra realtà diverse del territorio, o raggruppamenti più ampi per dare visibilità a chi per varie ragioni non ce l’ha.

Se qualcuno avesse intenzione di lanciarsi in questa sperimentazione come proprietario di locali, si faccia avanti :)


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