Microcredito al Rione Sanità. Ce ne vorrebbe almeno uno per quartiere

11 07 2010

Al Rione Sanità, grazie al lavoro di tanti cittadini e alla loro tenacia nelle lunghe trattative con Banca Etica, sta gradualmente costituendosi un canale di microcredito per i circa 70’000 abitanti del quartiere, che in questo modo potranno richiedere prestiti con l’1% di tassi d’interesse. Auguriamo a chi sta lavorando a questo nobile progetto tutto il meglio, ma ci chiediamo quando riusciremo ad ottenere lo stesso anche qui, nel Centro Antico, che per la vitalità commerciale e artigianale meriterebbe un apposito regime di defiscalizzazione, sull’esempio francese. Chi è giovane, immigrato, a basso reddito e vuole aprire un’attività commerciale trova un muro spesso insormontabile: in quanto svantaggiato per altri fattori, viene condannato a rimanere nel disagio. La vera opportunità è questa: predisporre tutti gli strumenti per dimostrare che è possibile invertire il processo trasformandolo in un trend positivo, fatto di inaugurazioni e avviamenti di attività, anziché di sogni che s’infrangono contro una realtà troppo dura.

Per creare un fondo di microcredito vero non bisogna coinvolgere dei gruppi bancari, altrimenti al massimo si può parlare di prestiti a condizioni agevolate, ma il microcredito è molto di più (qui il wiki sull’argomento): occorre costituire un fondo di garanzia, stabilire rapporti umani coi richiedenti, stabilire un patto etico. È difficile, ma si può fare, come lo hanno fatto al Rione Sanità (dove la Banca Etica è stata una scelta di buon compromesso).





Temporary store e negozi pop-up: NNN si fa “liquida”

4 07 2010

I Temporary Shop o “negozi temporanei” sono la nuova frontiera del commercio al dettaglio. Un fenomeno nato nel 2003 in Gran Bretagna che dopo aver conquistato le più grandi capitali mondiali ha preso ampiamente piede anche in Italia. Si tratta di spazi espositivi utilizzati dalle aziende per vendere i propri prodotti al pubblico per un periodo di tempo limitato (generalmente si tratta di alcune settimane o pochi mesi). (fonte: www.morningtemporary.com. Leggi il resto qui). Molto apprezzato dalle grandi marche per il lancio di prodotti specifici o da aziende straniere che debbono vogliono saggiare il mercato (vedi qui), i temporary shop sono in realtà dei potentissimi strumenti messi a disposizione di coloro che non hanno un negozio, o perché non possono permetterselo, o perché sono piccoli artigiani privi di una rete di vendita, o perché non sono semplicemente interessati a diventare negozianti. Tra gli esclusi ci sono praticamente tutti quelli che fanno lavoretti creativi in casa, i giovani a basso reddito, gli studenti universitari col pallino di realizzare qualcosa. Grazie ad un temporary shop possono addirittura nascere realizzazioni che altrimenti non sarebbero mai stimolate ad esserci. Ancora, possono essere la vetrina al centro della città, nella zona dello struscio, per chi soffre la marginalità della periferia. Non è finita: è anche un’opportunità per i padroni dei locali, che così non li lascerebbero chiusi e infruttuosi a inumidirsi sempre più. Può diventare un lavoro perfino per chi si occupa di allestirli di volta in volta. A Milano, per esempio, esiste già chi lo fa: My Temporary Shop è un’azienda che si regge su questo.

Il temporary shop da un lato avvicina il negozio all’idea di evento, rendendolo tale per tutta la durata dell’apertura (spesso segnalata con un grande display che fa il countdown nella vetrina), dall’altro potrebbe accostarsi al mondo dei mercatini e delle fiere di prodotti artigianali. Intesi in un concetto nuovo, però, perché anche questi strumenti devono aggiornarsi.

Altri approfondimenti li potete trovare qui, qui, qui, qui e qui.

Per fortuna in Italia è nata Assotemporary, l’associazione di categoria del Temporary Shop, che ha già più di 40 associati e che interpelliamo per avere il loro supporto a NapoliNativeNet. Qui i requisiti per aprire un negozio pop-up. Esiste invece anche un libro dedicato all’argomento: s’intitola, manco a dirlo, “Temporary shop”, ed è stato scritto da Massimo Costa e Ada Cattaneo, edizioni Lupetti (qui una recensione).

Rispetto al temporary shop, il pop-up store sembra esasperare i parametri del primo: brevità, sensazionalità e quindi il tenore emotivo del pubblico, l’effetto sorpresa, etc.

NapoliNativeNet e i temporary shop.

A Napoli esiste già un temporary shop: Viviani Eventi, in piazza Fuga (leggi anche qui e qui). Rispetto a Viviani Eventi, noi che cosa vogliamo fare? Ecco la nostra proposta in alcuni punti essenziali:

  • trovare almeno un locale nel Centro Antico in grado di ospitare generi merceologici diversi fra di loro;
  • trovare un accordo con il proprietario dei locali per abbattere le spese e gli oneri amministativi e fiscali, quali il contratto di locazione (da sostituire con quello di occupazione temporanea), le licenze, l’uso della cassa, il pagamento delle utenze etc., seguendo i consigli di Assotemporary;
  • creare un circuito pubblicitario efficace, pur non potendo contare sulle risorse di società che gestiscono temporary shop;
  • offrire uno spazio espositivo a tutti, connotando il locale  e l’intero Centro Antico come un luogo di inclusione, uno spazio di libertà nel quale ciascuno può trovare espressione alla propria creatività e (micro)imprenditorialità;
  • proporre inediti abbinamenti di prodotti fra realtà diverse del territorio, o raggruppamenti più ampi per dare visibilità a chi per varie ragioni non ce l’ha.

Se qualcuno avesse intenzione di lanciarsi in questa sperimentazione come proprietario di locali, si faccia avanti :)





12 idee concrete per fare rete

11 06 2010
  1. Contaminare fra loro i contenuti dei singoli nodi. Se la bottiglia di limoncello compare in una libreria, dieci libri trovano posto fra i taccuini rilegati a mano e una maiolica fatta a mano sorregge una rilettura poetica di Pulcinella, allora la rete c’è. Ogni nodo disloca una parte dei suoi contenuti specifici verso gli altri. Chi entra in un negozio percepisce quello che c’è fuori, è subito invitato a non fermarsi, a proseguire la visita fra i vicoli dei Decumani in cerca di altre realtà creative. Ma ha delle tracce, dei richiami che lo “rimpallano” delicatamente da una parte all’altra. Percepirà quanto produce questa città. Inoltre, questo uso di ogni nodo come una vetrina per altri, oltre ad allenare la solidarietà reciproca fra i partecipanti ad NNN, permette anche di creare
  2. eventi diffusi sul territorio.  Se 10 opere di un artista sono esposte parte nei locali di chi ha organizzato l’evento e parte in altri negozi, il pubblico verrà “catturato” da più parti e immesso nel circuito, aumentando la sua visibilità. Questo secondo il principio fondamentale di NapoliNativeNet: il nodo più grande aiuta il nodo più piccolo contribuendo a far crescere la visibilità e il pubblico di quest’ultimo. Ovviamente, il nodo più piccolo arricchisce quello più grande facendolo partecipare al proprio cammino creativo, e trarrà  sempre vantaggio dal suo partner più noto e visibile perché condivideranno le stesse strategie.
  3. Pubblicità diffusa, conpartecipata, unitaria. Alcune campagne pubblicitarie saranno costruite in maniera condivisa fra i nodi della rete, in modo tale da dare visibilità e spazio a tutti, facendo percepire al contempo l’armonia unitaria della rete stessa.
  4. Marketing del territorio. Noi venderemo il Centro Antico, non i singoli attori di un progetto. Lo faremo in maniera semplice, senza bisogno di ricorrere a risorse economiche ingenti, sfruttando gli strumenti messi a disposizione dal web e operazioni mirate e non convenzionali. Dialogheremo con tutti cercando la strada migliore e più condivisa per conseguire i nostri obiettivi.
  5. Carta della Qualità, Originalità e Creatività di NapoliNativeNet: chi aderisce alla rete sa che dovrà garantire qualità dell’offerta, onestà nei prezzi e in generale nel trattamento del cliente, cordialità e disponibilità verso i turisti, e inoltre dovrà impegnarsi a mantenere i caratteri di originalità e creatività che ha dichiarato contraddistinguendolo rispetto al resto del tessuto produttivo locale.
  6. Neapolis Stritt Card: una card che faremo stampare (è già pronta la bozza per una serie di materiali) sarà il viatico per realizzare un circuito a disposizione di tutti -cittadini, studenti universitari, turisti- con lo scopo di rendere praticabile la rete attraverso il rispetto di alcuni principi e semplici criteri:
    -   sconti e promozioni che rendano appetibile vivere i nodi della rete, intrecciandosi inoltre con alberghi, B&B, musei, appuntamenti culturali, festival,cinema, teatri ed altri luoghi della città con cui entrare in sinergia;
    -   il rispetto della Carta della Qualità, Originalità e Creatività;
    -   azioni di marketing unitarie quali eventi o contenitori di eventi, per animare la rete nella sua unitarietà, non semplicemente i suoi nodi;
    -   l’esposizione in vetrina di un adesivo con su scritto “Questo esercizio aderisce a NapoliNativeNet, la rete del centro antico di Napoli che fa emergere la creatività”, con il logo.
  7. Indicazioni. Studiare la possibilità di dotare il Centro Antico di una serie di pannelli che orientino i turisti contemporaneamente all’interno del territorio e della rete. Eventualmente, trasformare questo lavoro in un’occasione per arredare il centro, affidandolo alla creatività di chi vuole parteciparvi.
  8. Open wi-fi. Cercare di realizzare tra i nodi della rete una grande area wi-fi aperta ai fruitori, nel rispetto delle leggi vigenti e dei principi di sicurezza in materia.
  9. NNN Fest. Creare una festa annuale di NapoliNativeNet, nella quale tutti i nodi della rete si ritrovano in luoghi comuni del Centro Antico con eventi, discussioni e novità, coinvolgendo chiunque viva i Decumani. Un’occasione per aumentare la propria visibilità e la solidità dell’immagine di NNN. Un forum delle esperienze fatte ed una palestra per allargare i frutti di quelle esperienze a beneficio di tutti.
  10. Usare internet in maniera matura. Attraverso un sito sempre aggiornato e non solo di vetrina ma come reale strumento di comunicazione (interna ed esterna); attraverso la messa in Rete di una serie di contenuti fruibili da cellulare (es.: racconti brevi per illustrare la storia immateriale dei luoghi del Centro Antico – in collaborazione con Napoli Città della Letteratura); facendo pubblicità qualificata attraverso blog, recensioni e commenti; eccetera.
  11. Temporary shop e negozi pop-up. Il temporary shop (negozio temporaneo) sono nati nel 2003 in Gran Bretagna e da allora si stanno diffondendo ovunque. “Si tratta di spazi espositivi utilizzati dalle aziende per vendere i propri prodotti al pubblico per un periodo di tempo limitato (generalmente si tratta di alcune settimane o pochi mesi). Un evento unico, destinato a colpire i consumatori per poi scomparire, indicando addirittura in vetrina il countdown alla sua chiusura”[1]. La migliore soluzione per chi ha difficoltà a farsi trovare o vedere, per chi non ha la possibilità di aprire stabilmente un negozio, per chi pensa al proprio lavoro in maniera nomade, light e dinamica. Per chi è giovane e non vuole rinunciare alle proprie idee, al proprio talento. Obiettivo: trovare almeno una location da usare come negozio pop-up.
  12. Creative Shopping Day. Un solo giorno, mille sorprese. Il giorno in cui gli aderenti sperimenteranno lo shopping creativo, cioè: vado a comprare i cioccolatini artigianali nel laboratorio di borse, mi provo una gonna in un caffè, sfoglio un libro in gelateria e scelgo un profumo in un negozio di abbigliamento londinese. E poi ancora, una pillola culturale tra un brano live ed un altro a mezzanotte, una birra e un libro ad un prezzo speciale, teatro e limoncello, etc.

[1] Fonte: http://www.morningtemporary.com/1/i_temporary_shop_1112053.html





Che cos’è in concreto NNN

10 06 2010

Niente di strutturato, niente che porti lucro a qualcuno dietro le quinte, niente che escluda ciò che già esiste. Non ambiamo a gestire alcuna forma di potere, né a guidare per forza gli altri; lo spirito e la gioia che ci animano sono mossi dall’amore per la condivisione delle idee e delle azioni, e dalla convinzione che questo sia il modo migliore per realizzare le une e le altre.

Il consorzio Napoli Centro Antico, ad esempio. C’è. Benissimo. Si tratta solo di dialogare, cioè di ascoltare chi già lavora tutti i giorni al nostro stesso scopo e di inserire le nostre proposte in maniera armonica all’interno di altri contenitori.

Non pensiamo di essere il duplicato di qualcun altro, né l’ennesima delle operazioni (alcune forse un po’ improvvisate) che i commercianti del centro antico hanno conosciuto in questi anni, ma crediamo di costituire un tentativo nuovo di generare cambiamenti attraverso la creatività, il sistema della cooperazione a rete e un marketing del territorio leggero, fresco, innovativo. Vogliamo far emergere il meglio che il Centro Antico di Napoli esprime senza sovraccaricarlo né limitarne la libertà.

Chiunque già operi sul territorio per questi scopi è il nostro naturale interlocutore.

Aspettiamo solo di cominciare a sederci attorno ad un tavolo e discuterne insieme.

Vi stiamo aspettando, o voi che ve ne inventate una più del diavolo in questa rete di vicoli straordinari ordita tra un decumano e l’altro.





NapoliPerLaLibertàD’Informazione

7 06 2010

Se le leggi imbavagliano giornalisti e cittadini...

Calendario di incontri e dibattiti pubblici nelle realtà culturali della città di Napoli

Perché

Il disegno di legge 1425 contenente le norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, dopo essere stato approvato alla Camera e integrato alla Commissione giustizia del Senato sta per essere discusso in Senato. Così com’è, la legge rischia di compromettere un diritto dei cittadini, tutelato dalla nostra Costituzione: quello di informazione e di critica. Ci riferiamo in particolare alle modifiche alle disposizioni attualmente vigenti in merito alla possibilità di pubblicare una sintesi degli atti giudiziari (che siano intercettazioni o interrogatori o qualunque altro documento) non più coperti da segreto prima della conclusione dell’udienza preliminare.

Inoltre la legge in discussione in Parlamento aggancia il divieto di pubblicazione a un’altra legge esistente (la 231 del 2001) relativa alla responsabilità amministrativa delle imprese per reati commessi dai dipendenti nell’interesse aziendale. Con il risultato di inasprire le sanzioni previste sia per i giornalisti (fino a 20.000 euro) sia per gli editori (fino a 465.000 euro). Editori che vengono spinti ad un controllo preventivo sull’operato di giornalisti e autori, attraverso l’acquisizione preliminare di informazioni rilevanti sulle loro inchieste. Se la legge fosse approvata, per far solo un esempio, oggi probabilmente l’opinione pubblica italiana nulla saprebbe della vicenda che ha portato alle dimissioni del ministro Scajola…

Riteniamo dunque che il nostro paese corra il rischio di una grave limitazione della libertà di stampa, parte essenziale di uno Stato di diritto liberale e democratico. E questo vale non solo per i giornali ma anche per i libri, che svolgono anche in Italia una funzione essenziale per consentire ai cittadini una scelta democratica libera e consapevole.

Ancor più grave sarebbe poi l’effetto sulla società civile. Come chiarito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, la cronaca giudiziaria è essenziale in democrazia per consentire ai cittadini di verificare il corretto funzionamento della macchina della giustizia. Privati delle informazioni necessarie non potrebbero formarsi una opinione equilibrata sulla legittimità delle azioni intraprese dalla magistratura, come invece nei recenti casi sopra citati la cronaca giudiziaria ha consentito loro di fare.

(dal sito dell’editore Laterza)

Cos’è – Il progetto

Vogliamo organizzare collaborativamente una kermesse di letture e discussioni sul tema della libertà di stampa, pensiero e opinione. Vogliamo creare un calendario di appuntamenti senza sovrapposizioni, in modo da far emergere la rete come un unico grande luogo di scambio della conoscenza.

Ciascun soggetto aderente ha la libertà di organizzare il proprio evento a seconda della propria vocazione, sensibilità, specializzazione e possibilità: reading, dibattito pubblico, seminario, evento musicale, etc.

Un blog terrà traccia su internet della kermesse, alimentando il dibattito fra i partecipanti e la risonanza mediatica dell’evento. Inoltre, autori, esperti ed altri personaggi coinvolti dai soggetti partecipanti saranno invitati a lasciare una testimonianza pubblica sul blog; in questo modo esso rimarrà nel tempo a testimonianza dell’impegno di chi ha creduto in questo progetto.

L’organizzazione di “Napoli per la libertà di informazione” non è una ricognizione esaustiva di tutte le forze che la città può mettere in campo nel settore della produzione e diffusione culturale, ma un esperimento di costruzione di una rete di soggetti che dialogano e di emersione di sintonie parziali già esistenti; vuole essere la testimonianza che chi lavora con le parole (parlate, scritte o in musica) può superare la visione individuale per arrivare a percepirsi come ganglio di un sistema più ampio, facendo percepire questo sistema come tale anche all’esterno.

“Napoli per la libertà di informazione” non è un’operazione a scopo di lucro e ha una struttura del tutto orizzontale, promossa da realtà pari fra loro. Le spese necessarie alla realizzazione della kermesse verranno rendicontate dal comitato organizzatore e ripartite uniformemente fra i partecipanti. Sarà dato conto di tutti i movimenti di danaro.

È ampiamente gradito che i soggetti partecipino anche agli eventi promossi dagli altri. Durante ciascun evento verrà pubblicizzato il blog, sul quale convogliare i dibattiti alimentati dal pubblico.

Chi può partecipare

Librerie, associazioni culturali, locali di ritrovo del centro antico.

Che obiettivi abbiamo

Far circolare un’informazione adeguata e corretta sul tema della libertà d’informazione, problema che travalica i confini della proposta di legge 1425 e investe un dibattito più ampio sullo stato della nostra democrazia, sulle responsabilità istituzionali, sul ruolo dei cittadini.

Supportare l’iniziativa dell’editore Laterza, che ha promosso una petizione online, difendendo libri e giornali dal rischio di non poter più informare liberamente.

Mettere in luce di quante cose non si potrebbe più parlare se venisse permesso al legislatore di intervenire sulla libertà d’informazione.

In definitiva, contribuire alla formazione di una coscienza civile e alla circolazione delle opinioni.

Come procediamo

NapoliNativeNet provvederà alla costituzione di un comitato organizzativo insieme ad altri soggetti che, spontaneamente, vogliano contribuire ai vari aspetti progettuali e realizzativi della kermesse. I dettagli sul comitato verranno subito resi noti (si precisa che si tratta di un’operazione culturale spontanea).

Ciascun soggetto, una volta deciso di partecipare e comunicata a NapoliNativeNet la propria adesione, viene chiamato alla prima riunione, nella quale si discuteranno i seguenti punti:

  1. calendario (scelta dei giorni e degli orari, tema e titolo di ciascun singolo evento)
  2. battage pubblicitario
  3. linee-guida per la grafica di locandina e flyer
  4. creazione di una strategia integrata per la pubblicità (siti aziendali, newsletter, siti terzi, blog, Facebook, Twitter, comunicati stampa, etc.)
  5. varie ed eventuali

Tutte le comunicazioni intermedie verranno tenute preferibilmente via email.

Alla seconda riunione si distribuiranno locandine e flyer a tutti i partecipanti, i quali si impegneranno a distribuirle nei modi e nei tempi già convenuti.

Al termine della kermesse, potrà essere presentato un bilancio della stessa, tenendo conto anche degli sviluppi che nel frattempo il disegno di legge 1425 avrà avuto.

Chiedendo per il blog dei contributi scritti a chi è intervenuto (autori, attori, docenti universitari, giornalisti, rappresentanti di enti, istituzioni, associazioni, etc.), è possibile prevedere la realizzazione di un libro-pamphlet che testimoni l’impegno della città di Napoli per la libertà di informazione.





Se sei qui c’è un perché

31 05 2010

Benvenuto sul blog di NapoliNativeNet, la rete del luogo dove Napoli è nata e dove la città continua a generare il nuovo.

Questo sito si rivolge a chiunque sia un imprenditore del centro antico, abbia un negozio che produce o vende oggetti innovativi, oppure ricicla quelli che ci appartengono nella vita quotidiana; a chi ha un’associazione culturale o un locale notturno, una galleria d’arte o un qualsiasi altro spazio che esplora zone insondate dell’espressione umana; a chi pensa che non basti lavorare, ma bisogna farlo in modo innovativo; a chi mette radici nel passato ma non ne è schiavo; a chi provoca, suggerisce, sperimenta instancabilmente.

Questo sito è dedicato a chiunque vive o lavora qui, tra i decumani di Napoli, ed è convinto che tutti insieme costituiamo una forza enorme capace di generare fenomeni in grado di rendere giustizia a questo posto straordinario; a chi sa che le critiche e finanche le denigrazioni non basteranno a fermarlo, a fermarci.

Abbiamo bisogno di consigli, di forza, idee, slancio; cerchiamo cooperazione, generosità, partecipazione e collaborazione; abbiamo per obiettivo la crescita di Napoli e per strumento la convinzione che farlo insieme sia più bello e più giusto.

Dopo aver esplorato i contenuti di questo blog, entra a far parte del progetto. Ti aspettiamo.








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